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MACHETE

Discussion in 'Politica e sociale critica' started by mAquis, Sep 15, 2009.

  1. mAquis

    mAquisExperienced Member Experienced member Forum Member


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    Aug 15, 2009
     
    http://www.macheteaa.org/search/label/N ... lio%202009


    -> Numero 4 - Luglio 2009
    Ne abbiamo abbastanza di compatire. Siamo stanchi cioè d’interpretare, con l’animo disposto all’indulgenza e alla tolleranza, quanto ci circonda. E siamo arcistufi d’essere compatibili, ovvero conciliabili.
    Nei suoi limiti di semplice grumo di cellulosa sporca di inchiostro, Machete vuol continuare ad incitare all’incompatibilità. Vuol sostenere l’inammissibile nell’ambito definito da esigenze logiche, politiche, morali, funzionali. Vuole evidenziare l’inconciliabilità taciuta in un presunto rapporto di reciprocità. Vuole spingere al contrasto che rende impossibile la convivenza. Non vuole aggraziarsi per aggreggiare con l’intento di aggregare.
    Siamo in preda «all’indescrivibile disgusto verso gli stadi intermedi» che non comprende facili vie di mezzo e comode sfumature.

    In quell’eterno conflitto che è la vita, pensiamo che il contrasto fra le parti in causa vada riconosciuto e accolto con ebbrezza, mai annegato in un pacato mimetismo. Non andiamo alla ricerca di compromessi tattici che lancino un ponte nell’abisso. A debita distanza da ogni dialettica, detestiamo lo storicismo che, imponendo una visione unitaria, contemplativa e attendista, consolida il dominio del passato sul futuro. In tutte le sue differenti espressioni, si nota la pretesa comune di arrivare al massimo a un disvelamento dell’identico, del già noto. E questa idea illusoria non si priva né dell’eclettismo, né del nichilismo; tutt’altro. Da un lato, la persuasione che la verità sia la sommatoria di tante piccole verità conciliabili tra loro; dall’altro, il discredito e la sostanziale equiparazione di tutte le verità: entrambe queste visioni si fondano sulla repressione della differenza e dell’unicità. Intrappolato nel ciclo chiuso della riproduzione sociale, ogni momento di rottura viene in tal senso ridotto a fenomeno clinico di scarica delle passioni, o addomesticato sotto forma di sentimento morale di elevazione e di trionfo del bene: tutte interpretazioni che svolgono bene la funzione di neutralizzare l’autonomia della rivolta, la sua irriducibile alterità, conciliando lo spettatore col mondo ed impedendogli di accedere ad una dimensione radicalmente altra.

    La falsa critica dell’esistente pensa il molteplice, l’incompatibile, come mera apparenza, posa folcloristica, ritenendo ovviamente che solo l’Uno, l’eterno, l’identico continuerà ad esistere. L’origine di questa tara va ricercata nella struttura stessa del recupero, nel modo in cui articola e pensa la negazione dell’esistente. Esso è capace di concepire solo l’opposto in funzione dell’identico, quindi non immagina davvero la negazione, ma soltanto un altro identico da (contra)porre al primo. Tutta l’opposizione, fondata sull’assillante necessità dell’Unità e del Tutto e sull’interessata convinzione che ogni cosa tragga la propria legittimità dal semplice fatto di esistere e di conservarsi, disdegna la conoscenza di questa negazione. Finché è possibile, la ignora completamente: quando la sua pressione si fa troppo insistente, si limita a pensarla nel modo più innocuo possibile, come un alter-ego di segno contrario. La concezione che ha della negazione dell’esistente perciò non nasce mai dalla propria originale esperienza, ma da una reazione, dal tentativo di ricondurre il suo nemico radicale in un ambito analogo, affine, omogeneo.

    Noi pensiamo la materialità dei nostri desideri, non come una positività alienata, non come uno schiavo che diventerà a sua volta signore, non come un’impotenza che diventerà a sua volta potere, ma come una potenza a noi stessi sconosciuta, non recuperabile dall’Identico, come una forza che rimane di segno contrario, differente per eccesso dalla realtà.
    Per questo siamo inattuali, o «individui senza mondo», o «stranieri in terra aliena», o «in esilio presso gli uomini». Per sottrarci alla dipendenza del tempo omogeneo del potere, per non subire la miseria dei tempi, per introdurre in essi un elemento che mira a sovvertirli. Essere inattuali cioè per affermare la differenza del proprio presente, considerarlo irriducibile rispetto al sapere storico, amare, affermare e sviluppare questo scarto anche molto più di quanto esso effettivamente meriti.

    Tutto ciò — ci viene fatto notare — resta privo di una determinazione adeguata, all’altezza della propria aspirazione. Tre pericoli (la solitudine, l’isolamento, l’indurimento) incombono su ogni forma di inattualità, ponendola in un vicolo cieco da cui si potrebbe uscire smentendo se stessi e compiacendo i più stupidi pregiudizi dell’epoca. È vero. Sta di fatto che il più spuntato di questi pregiudizi è proprio quello che giura sulla necessità del successo, sul bisogno del risultato, sul valore della vittoria.

    Non rimpiangiamo quanto ci siamo persi, ma piuttosto ciò che non siamo stati in grado finora di trovare. Lasciamo volentieri ad altri il gratificante calore degli applausi e le lusinghiere pacche sulle spalle. Per noi non si tratta affatto di risultare adeguati alla situazione, cioè all’altezza della sua bassezza, ma di divenire in grado di eccederla, per farla deflagrare.
    Ecco perché non solleviamo la coppa.
    Ecco perché impugniamo il Machete.
     

  2. pincopunk

    pincopunkMember Forum Member


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    Sep 17, 2009
     
  3. mAquis

    mAquisExperienced Member Experienced member Forum Member


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    Aug 15, 2009
     
    http://www.autistici.org/macerie/?p=19353

    Alcuni fatti di questi giorni ci lasciano supporre che ancora vi siano equivoci diffusi sul ruolo esatto che giocano dentro alla “macchina delle espulsioni” tutta quella serie di organizzazioni “umanitarie” o “assistenziali” che hanno in mano la gestione dei 13 Centri di Identificazione ed Espulsione che se ne stanno disseminati sullo stivale. Parliamo della Croce Rossa, intanto, ma anche della Misericordia, dei consorzi di cooperative Connecting People e Self, solo per fare i primi nomi che ci vengono in mente. Tutte le volte che si pone la questione sul tappeto c’è sempre qualcuno che si alza in piedi e dice: «ma perché ve la prendete con loro?», «se non ci fossero loro a curare i “trattenuti”, chi lo farebbe?». Soprattutto quando si parla di Croce Rossa, poi, sembra quasi che il suo ruolo dentro ai Centri sia di organizzare i turni in infermeria, controllare la data di scadenza dei medicinali e vegliare sul rigoroso rispetto dei “diritti umani” dentro alle gabbie. Non è così.
     
  4. pincopunk

    pincopunkMember Forum Member


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    Sep 17, 2009
     
    vabbè certo, si è già notato dal terremoto in abruzzo... che anche la protezione civile che fino a due giorni prima diceva che quelle piccole scosse erano solo di assestamento, invece giuliani (sismografo) prevedette una settimana prima, un terremoto disastroso...che purtroppo si materializò; Ma oltre tutto questo lo denunciarono per diffamazione...fino a farlo diventare solo uno che ha avuto il suo momento di gloria. Tu cosa ne pensi di sta brutta storiaccia ?